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Archivio gennaio, 2014

Splinter Cell e quel gioco da Lista Nera

E’ il 22 Agosto 2013, e Blacklist, atteso come il messia degli Stealth, si prepara a sbarcare sugli scaffali dei negozi di elettronica di consumo. Dopo qualche giorno, le riviste lo acclamano e gli utenti son contenti. I fan di SC invece lo disinstallano in media dopo 5 livelli in single-player. Cosa è successo?

 

Stessa storia, un ulteriore passo indietro: nel 2010 esce Conviction, titolo fortemente action mascherato dal titolo Splinter Cell; vende un botto e laggente è contenta. E i fan? Beh, come tutti i fan, si lamentano: la svolta action ha reso Sam Fisher una sorta di Jason Bourne in crisi di mezz’età e vendicativo, mancano tante piccole cose che rendono il gioco un run ‘n gun piuttosto che uno stealth con pianificazione action; molte sbandierate caratteristiche (tra cui le famose scritte in sovrimpressione sugli sfondi che indicano gli obiettivi, o il Mark & Execute) sono buttate per rendere il gioco più appetibile ai neofiti. E che fa Ubisoft? Corre ai ripari e promette un seguito esaltante adatto a tutti i tipi di giocatori.

Adatto a tutti i tipi di giocatori

adatto a tutti i tipi

adatto a tutti

Sì, avete già capito come è andata a finire. Splinter Cell Blacklist è una presa per il culo. Vediamo perché.

 

La storia è ancora quasi personale: stavolta è il protagonista di sempre, Jason Pescatore, a occuparsi delle operazioni suicida, è infatti a capo della Fourth Echelon, la squadra clandestina antiterrorismo più famosa al mondo, ma che conduce operazioni segretissime. (OFF TOPIC Ma Fisher e Grim quanti anni hanno a sto punto? Li hanno svecchiati e uno salta come un olimpionico mentre l’altra è ‘na gnoccona, ma sembrano comunque quarantenni nell’aspetto, quindi il gioco è un reboot-quel…?). I cattivi, noti come gli Ingegneri, vogliono colpire l’America in 12 diverse città (la Blacklist del titolo) per allontanare le truppe americane dai 2/3 del mondo in cui sono sbarcate. Buona idea, ma…attaccare una riserva idrica nella Louisiana, diffondere gas nervino dalla metropolitana di Philadelphia, c’entrano più col rovinare l’America come superpotenza piuttosto che allontanare le truppe. Un po’ megalomani questi cattivi. Ma SC non è mai stato un portabandiera di trame elaborate o coerenti, e Blacklist rimane pur sempre un gioco Tom Clancy: parliamo del gameplay visto che state fremendo tutti.

Not Jim Carrey è pronto a salvare il mondo da Stalney Tucci

Not Jim Carrey è pronto a salvare il mondo da Stanley Tucci

 

Sin dai primi momenti non viene fatto nulla per separarsi da quel “mezzo spinoff con titolo ufficiale” di Conviction. Ci sono ancora quelle fastidiose scritte in sovrimpressione, che avrebbero senso se Samuele non avesse tutto questo equipaggiamento addosso che persino il Casio da 3000€ che porta al polso lo aggiorna sulle munizioni disponibili: il muro di testo che sia crea tra HUD e scritte varie rende complicato leggere le informazioni necessarie e l’abbinamento stona. Vi avvicinate ad una porta e vi appariranno almeno 5 scritte diverse sulle azioni possibili e dovete girare la telecamera almeno di 90° per ciascuna. Una piccolezza? Avete ragione, ma c’è di peggio.

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postato da Léon Hornisse in Articolo,In vetrina,Recensioni - Videoludica | 1 Commento

Woody Allen e la sfida della sua filmografia

E’  facile e allo stesso tempo difficile, per me, scrivere un qualsiasi articolo su Woody Allen. Quand’ero piccolo ridevo con i suoi
film, anche se non capivo proprio tutto tutto. Oggi, a distanza di anni, è lo stesso. Nel frattempo ho scoperto anche i suoi film seri, quelli che a quanto pare il regista di New York sente più “suoi” e che in molti non hanno mai accettato del tutto.

Dopo aver visto una marea di sue opere, aver letto un libro-biografia-intervista (Conversazioni su di me e tutto il resto, ve lo consiglio) e aver potuto parlare con diverse persone delle sue opere, mi sono chiesto: ma quanti film di Woody Allen ho visto? Leggi tutto…

postato da Herwig Carden Loyd in Discorriamo di cinema | Nessun commento