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Premi Nobel contro l’euro

Io non mastico economia, cerco di farmi un’opinione sui grandi temi finanziari un po’ alla buona. E così, da bravo cittadino italiano, ho sempre creduto che l’uscita dall’eurozona non fosse un’ipotesi da prendere in considerazione. Insomma, eravamo tra i fondatori di questa dannata Europa Unita: che vogliamo tirarci indietro? Un giorno mi imbatto, quasi per caso, su un articolo di un certo Krugman; parlava del fallimento dell’unione economica europea, e diceva espressamente che un paese come l’Italia avrebbe fatto bene ad uscirne al più presto. A sostenere questa tesi ci sono tante altre personalità di spicco, a cui io sinceramente non ho mai dato troppo ascolto. La differenza è che Krugman, Paul Krugman, premio nobel per l’economia, è una fonte che si presenta come qualificata ed affidabile, non uno strillone da piazza del mercato e neanche un fantoccio in giacca e cravatta. Divento perplesso: non mastico economia ma a farmi venire dubbi sono medaglia d’oro olimpica. Faccio qualche altra ricerca e scopro che esistono ben sei (sei, cinque più di uno, per dire) premi nobel per l’economia che si scagliano con forza contro l’unione monetaria europea. Che fare? È men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore, diceva il Manzoni. E così eccomi qui a condividere i miei dubbi con voi. In fondo all’articolo metterò il link a tutte le fonti di cui mi sono servito. Buona lettura! Leggi tutto…

postato da Christopher Llewellyn Seydlitz in Articolo | Nessun commento

Splinter Cell e quel gioco da Lista Nera

E’ il 22 Agosto 2013, e Blacklist, atteso come il messia degli Stealth, si prepara a sbarcare sugli scaffali dei negozi di elettronica di consumo. Dopo qualche giorno, le riviste lo acclamano e gli utenti son contenti. I fan di SC invece lo disinstallano in media dopo 5 livelli in single-player. Cosa è successo?

 

Stessa storia, un ulteriore passo indietro: nel 2010 esce Conviction, titolo fortemente action mascherato dal titolo Splinter Cell; vende un botto e laggente è contenta. E i fan? Beh, come tutti i fan, si lamentano: la svolta action ha reso Sam Fisher una sorta di Jason Bourne in crisi di mezz’età e vendicativo, mancano tante piccole cose che rendono il gioco un run ‘n gun piuttosto che uno stealth con pianificazione action; molte sbandierate caratteristiche (tra cui le famose scritte in sovrimpressione sugli sfondi che indicano gli obiettivi, o il Mark & Execute) sono buttate per rendere il gioco più appetibile ai neofiti. E che fa Ubisoft? Corre ai ripari e promette un seguito esaltante adatto a tutti i tipi di giocatori.

Adatto a tutti i tipi di giocatori

adatto a tutti i tipi

adatto a tutti

Sì, avete già capito come è andata a finire. Splinter Cell Blacklist è una presa per il culo. Vediamo perché.

 

La storia è ancora quasi personale: stavolta è il protagonista di sempre, Jason Pescatore, a occuparsi delle operazioni suicida, è infatti a capo della Fourth Echelon, la squadra clandestina antiterrorismo più famosa al mondo, ma che conduce operazioni segretissime. (OFF TOPIC Ma Fisher e Grim quanti anni hanno a sto punto? Li hanno svecchiati e uno salta come un olimpionico mentre l’altra è ‘na gnoccona, ma sembrano comunque quarantenni nell’aspetto, quindi il gioco è un reboot-quel…?). I cattivi, noti come gli Ingegneri, vogliono colpire l’America in 12 diverse città (la Blacklist del titolo) per allontanare le truppe americane dai 2/3 del mondo in cui sono sbarcate. Buona idea, ma…attaccare una riserva idrica nella Louisiana, diffondere gas nervino dalla metropolitana di Philadelphia, c’entrano più col rovinare l’America come superpotenza piuttosto che allontanare le truppe. Un po’ megalomani questi cattivi. Ma SC non è mai stato un portabandiera di trame elaborate o coerenti, e Blacklist rimane pur sempre un gioco Tom Clancy: parliamo del gameplay visto che state fremendo tutti.

Not Jim Carrey è pronto a salvare il mondo da Stalney Tucci

Not Jim Carrey è pronto a salvare il mondo da Stanley Tucci

 

Sin dai primi momenti non viene fatto nulla per separarsi da quel “mezzo spinoff con titolo ufficiale” di Conviction. Ci sono ancora quelle fastidiose scritte in sovrimpressione, che avrebbero senso se Samuele non avesse tutto questo equipaggiamento addosso che persino il Casio da 3000€ che porta al polso lo aggiorna sulle munizioni disponibili: il muro di testo che sia crea tra HUD e scritte varie rende complicato leggere le informazioni necessarie e l’abbinamento stona. Vi avvicinate ad una porta e vi appariranno almeno 5 scritte diverse sulle azioni possibili e dovete girare la telecamera almeno di 90° per ciascuna. Una piccolezza? Avete ragione, ma c’è di peggio.

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postato da Léon Hornisse in Articolo,In vetrina,Recensioni - Videoludica | 1 Commento

La scelta alternativa

wallach
Nella foto: “l’affidabile” Pedro

C’era una volta…

…un nutrito gruppo di criminali, fautori di una spettacolare evasione di massa, che erravano su di un peschereccio malridotto tra le isole dei caraibi.
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postato da Christopher Llewellyn Seydlitz in Articolo | Nessun commento