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Dark City

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“Take the idol if you dare”

Ce lo avevi da vedere da tanti anni, Dark City. Così tanti che c’era ancora downloadzone Blockbuster,

Te l’eri segnato tra i film da vedere per il voto sorprendentemente alto della tua bibbia IMDB, per la presenza di Jack Bauer (all’anagrafe Kiefer Sutherland) e per il fatto che dietro la macchina da presa ci fosse Alex Proyas de Il Corvo.

Dark City parte come un thrillerone di quelli belli: spunto trito e ritrito ma efficace, musica pa-pa-pam, cittadinozza ammerigana e tutti in giro belli eleganti che un po’ sembra un film di Andrew Niccol.

Lo spunto trito ecc.: un uomo (Rufus Sewell, che ti pare di averlo visto in mezzo mondo e poi guardi la sua filmografia e fai: ah, no) si sveglia senza memoria in una stanza d’albergo. Il telefono suona: è il dottor Schreber (Sutherland) che lo avvisa che qualcuno sta venendo a prenderlo per fargli qualcosa di poco piacevole. Il nostro uomo smemorato se la dà comprensibilmente a gambe levate, non prima di notare un cadavere nella sua stanza. Bimbumbam, e pure la polizia finisce alla sue calcagna, incolpandolo (o forse è davvero colpa sua?) dell’omicidio.

Dov’è la fantascienza? Diciamo che la perdita di memoria del nostro è dovuta ai giochetti perpetrati alla popolazione locale da un gruppetto di poco simpatici alieni, che si divertono a giocare con la memoria altrui per motivi che non si dicono (e che non mi sono parsi troppo convincenti). Il tutto porta laggente a vivere una sorta di illusione collettiva: coff, coff, Matrix? Insomma… sì.

"Non può essere notte per sempre"

“Non può essere notte per sempre”

Matrix però è uscito l’anno dopo. Le trame, dissezionate, hanno dei bei rimandi e pare che i due film abbiamo pure condiviso alcuni set. La domanda è: perchè Matrix ha spaccato i maroni per dieci anni e questo no? Forse perchè Dark City non è tutto bum bum sbadabum (anche se gli effetti speciali non sono malaccio), perchè non ha l’agente Smith e perchè a conti fatti è solo una pellicola gradevole ma con molti difetti.

Non che Matrix non ne avesse, anzi.

L’atmosfera che si respira fa molto il verso al ben più famoso Brazil del pythoniano Terry Gilliam, anche se per fortuna manca la burocrazia.

Robbe fastidiose del film: gli alieni parlano tra di loro in inglese, gli alieni si portano nei loro raid notturni un alieno-bambino, c’è la “sindrome di In Time” (marchio registrato. Ovvero, in una grossa città sembra che ci siano solo quelle 4-5 persone lì che, in modo appena appena conveniente per gli sceneggiatori, si incontrano sempre più o meno casualmente. Sempre al momento giusto)

Unica soddisfazione: John Murdoch, il protagonista, alla fine non vede il “codice” come Neo. Ma vola come lui. Disdetta.

In una riga? Se è domenica pomeriggio e avete voglia di fantascienza ma avete visto già tutti i classici di genere.

SEMPRE SU DARK CITY:

Recensione da “Terre di confine” – clicca per saperne di più

postato da Herwig Carden Loyd in Discorriamo di cinema,Recensioni - Cinema | 3 Commenti

3 commenti

  1. Yeah, the gorilla is good.But it pales in comparison to the awesome piece i just did for a financial institution using a royalty-free stockshot and putting the offer in the headline.Eat my zany Santa hat, Cabral.

  2. It uses the mail function. May update this to use wp_mail, which you can use other plugins to make work with any POP/SMTP server (e.g. Google Mail). As written, it would count toward your limit.

  3. http://www./ scrive:

    This is BAD.I have multiply YouTube and gmail accounts. I use one gmail account more and another YouTube account more. Why do you force me to keep signing in and out to manage my stuff?

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