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Il cinema di Christopher Nolan

Discorriamo di cinema presenta:
Il cinema di Christopher Nolan
Nella foto: Nolan in mezzo a due sconosciuti

Siamo nati lo stesso giorno, io e Christopher Nolan. Accomunati dalla passione per le idee originali, differenziati da due decadi tonde tonde e dal colore dei capelli.

E anche da un pochino di talento.

Christopher Johnathan James Nolan vede la luce il 30 luglio 1970 in una città leggermente più affascinante di quella toccata a me: Londra. Sin da piccolo è evidente in lui la passione per il cinema e per le storie in generale: da bambino inizia a girare amatorialissimi filmini in Super 8. Protagonisti: pupazzi e action figure di sua proprietà.

Crescendo, continua con il Super 8, passando a soggetti in carne ed ossa. Il miglioramento è notevole: un suo corto viene passato addirittura sulle frequenze della tv pubblica americana.

Negli anni ’90, mentre studia letteratura inglese all’università, decide di fare anche qualcosa di utile sfornando altri corti. Nel 1997 possiamo ammirare Doodlebug.

Se in tre minuti c’è spazio per un colpo di scena (pur non esattamente elettrizzante), figuriamoci in un lungometraggio. L’anno successivo arriva Following, di cui abbiamo già parlato abbondantemente qui.

Christopher presenta la pellicola in diversi festival con discreto successo, pare chiedendo addirittura contributi ai suoi fan per poter girare un nuovo film. Leggenda o no, non ce ne sarà bisogno: una casa di produzione gli finanzia Memento, permettendogli di portare su celluloide l’interessante racconto del fratello Jonathan (potendo finalmente contare su un budget milionario: Following aveva visto la luce con una manciata di spiccioli)

Wally Pfister e l’Oscar vinto per Inception

Potendo contare su un cast di prima qualità e sulla fantastica fotografia di Wally Pfister (solidalizio che continuerà per tutti i film successivi), il successo arriva puntuale, aprendogli le porte di Hollywood. Nel 2002 si siede sulla poltrona da regista di Insomnia, dirigendo in un sol colpo Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank.

I capoccia di Hollywood lo ritengono maturo per maneggiare un grosso budget, ed ecco per Chris giungere l’interessante missione di far rinascere il franchise di Batman dopo lo stupro perpetrato da Joel Schumacher nel anni ’90. Seguirà quella che è probabilmente la più grande trilogia degli anni 2000 dopo il Signore degli Anelli.

Nolan trova anche il tempo di girare l’incantevole The Prestige e il mastodontico Inception, continuando a delineare il suo stile personale e costruendosi un interessante parterre di attori fidati, da cui attingere ad ogni nuova pellicola.

Ma cosa c’è di tanto interessante nei kolossal girati da quest’uomo? Perchè un film sui supereroi girato da lui non risulta la solita pernacchia audiovisiva?

Punto primo, la regia. Nolan ha uno stile asettico e quasi scolastico: le inquadrature sono semplici, se non ovvie, i primi piani abbondano (come dice Woody Allen: i produttori e il grande pubblico vogliono vedere i volti delle star) e in genere si ha sempre una sensazione di familiarità. E’ raro, durante una sequenza, trovarsi di fronte ad un’inquadratura inaspettata, o semplicemente “stramba”.
Questo aspetto fa però da contraltare al montaggio e alla narrazione, plasmati al servizio della sceneggiatura in modo da amplificare i colpi di scena e tenere alta l’attenzione degli spettatori. E’ qui che risiede tutta la “complessità”.

In film come Memento e Inception si hanno gli esempi più palesi. In Memento, un’idea interessante viene trasferita in un intreccio semplice, ma è il montaggio scelto a fare la differenza, costringendo lo spettatore a tenere a mente tutti i tasselli. In questo modo si ottiene un film rivoluzionario, e non uno dei migliaia di thriller da Rete 4.

“anche se chiudo gli occhi, il mondo continua ad esserci… ”
Nolan ha un debole per le frasi ad effetto

In Inception lo spettatore è costretto a disegnarsi mentalmente la struttura dei “livelli” del sogno (a meno che non voglia solamente godersi esplosioni e inseguimenti: per quello è stata probabilmente pensata la parte finale della base innevata).

La complessità dell’intreccio e della narrazione viene resa più accessibile, oltre che dalla regia,  dai personaggi, mai eccessivamente sviluppati ma al tempo stesso ben caratterizzati. Qualche veloce flashback qua e là costruiscono il background del personaggio: il resto verrà dalle azioni da lui compiute e da ciò che “trasuda” l’attore che lo interpreta.

Un approccio quasi fumettistico e in alcuni casi criticabile, ma che ha il pregio di ridurre al minimo i tempi morti, lasciando spazio ai dialoghi solo per esigenze di sviluppo della trama. Una ricetta difficile, gli ingredienti sono da miscelare con la massima attenzione per evitare di avere personaggi bidimensionali, ma Nolan è un cuoco attento e ormai il il meccanismo è collaudato dai diversi, ottimi, film sfornati.

Squadra che vince non si cambia, insomma. Prima di concludere, degna di nota è segnalare la ricorrente presenza di una donna come vero pomo della discordia tra i personaggi. Dalla ragazza di Following alle mogli di Memento e Inception, passando per Miranda di The Dark Knight Rises: buona parte degli sviluppi partono dai (tragici) patemi d’amore di uno dei personaggi principali.

Marion Cotillard, “guastafeste” in  due film. Glielo perdoniamo

Bene, questo è il Loyd-pensiero su Christopher Nolan. Direi che sia quanto meno ovvio il consiglio di recuperare tutta la sua filmografia, in attesa del suo prossimo progetto (che è, come da abitudini, top secret).

Sventato il pericolo di un reboot di Superman da lui diretto (Nolan si è “limitato” a mettere le mani sulla sceneggiatura da consegnare nella mani di Zack Snyder, regista di 300, Watchmen e, sigh, Sucker Punch) e considerando conclusa la sua saga di Batman (evitabili spin-off su Robin a parte), non ci resta che restare in attesa ed attendere (fiduciosi) probabilmente un paio d’anni.

Nel mentre, mediterò sul perchè non abbia mai citato Il cavaliere oscuro, forse il film meglio confezionato dal biondo regista. Rimedio così: se vivete su Marte e non l’avete visto, guardatelo. E’ nettamente il miglior episodio della trilogia, rimane visibile anche come film a sé stante ed è una fantastica (e inaspettata) reinterpretazione del classico thrillerone a-là Michael Mann. E scusate se è poco.

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postato da Herwig Carden Loyd in Discorriamo di cinema | Nessun commento

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