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Io vi consiglio – 28 giorni dopo

28 giorni dopo (28 days later)

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“Io sono leggenda” è la brutta copia di questo film. Non per la trama generale (che nasce nella letteratura) ma per tanti piccoli dettagli che il filmaccio americano riprende e rovina sistematicamente. Se vi è piaciuto Will Smith che ripete a memoria le battute di Shrek guardate questa pellicola e capirete dove tutto è nato.

Tra scene iconiche nella Londra deserta (girate di prima mattina nella vera capitale inglese per risparmiare sul budget) ed un uso impressionante della grigia atmosfera britannica, Danny Boyle ci regala un gioiello di cinema horror indirizzato a tutti. Perché, diciamocelo, 28 giorni dopo non è pensato per essere un capolavoro: è un film che si può vedere senza impegno.

Tutto questo nonostante il film offra più livelli di lettura ed alcuni particolari davvero affascinanti. I personaggi sono credibili, persone in cui è facile immedesimarsi e che non agiscono per forza di script. Il “conflitto” è tangibile, reale, non dovuto alla stupidità dei protagonisti o ad un qualche malinteso, al contrario è portato dalla necessità. In sintesi, il film si lascia guardare facilmente, ma non prende il suo pubblico per un mucchio di idioti; fa quello che ogni film leggero dovrebbe fare.

Fotografia eccellente (è girato tutto in digitale, strano per essere del 2002), musiche azzeccate ed un cast da brivido. Fa paura? Dipende, di certo colpisce e anche forte. Motivo per cui dopo aver visto 28 giorni dopo se pensi all’apocalisse ti viene in mente Cillian Murphy che si sveglia in un letto d’ospedale.

La prossima sera in cui piove e non avete nulla da fare fatevi un favore e guardatelo.

Straconsigliato.

Altre considerazioni per chi ha già visto il film

Laocoon-1

Cosa c’entra la foto della statua? Ve lo racconto.
Quella scultura è presente nella villa dei militari e viene inquadrata spesso di sfuggita; in una scena il regista la mette particolarmente in risalto: “Aspetta io quella l’ho già vista!”, pensi. La cerchi su google (parole chiave: tizio serpenti statua) e ti rendi conto (almeno io) di averla vista dal vivo, nel museo vaticano. Si, è il Laocoonte!
E chi era? Un Troiano, scettico sul celebre cavallo (“temo i greci anche quando portano doni”, avrebbe detto), che venne punito ed ucciso da Atena (che parteggiava per i greci). I troiani (scemi) presero la sua morte come un segno divino e tennero il cavallo.
Simbologia! Ma che cacchio c’entra? A voi l’interpretazione. Secondo me si riferisce al soldato infetto presente all’interno del perimetro difensivo della villa, usato da Jim per far fuori i militari.
L’uso che viene fatto della musica all’interno della pellicola è sublime ed evidenzia bene l’atmosfera. Sono due le scene che colpiscono nella prima parte del film: quella del supermercato (stupenda perché volutamente fuori luogo) e il sogno (ottima rappresentazione visiva dello stato d’animo di Jim). Alex Garland cura la sceneggiatura, come in Sunshine, film diretto ancora da Boyle e con Murphy come protagonista; i dialoghi arrivano in qualche scena quasi al cliché, con reincorporazioni di vario tipo, ma si capisce che è voluto.
In conclusione, 28 giorni dopo è un must see, imitatissimo (vedi l’inizio di “The walking dead”) e che ha creato un vero e proprio genere.

8 Willem Dafoe su 10

Willem Dafoe_ES

~Seydlitz
*Nota: ho guardato il film in lingua originale.

postato da Christopher Llewellyn Seydlitz in Io vi consiglio\Io vi sconsiglio,Recensioni - Cinema | 1 Commento

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