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Children of Men – I Figli degli uomini (Io vi consiglio)

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Children of Men – I Figli degli uomini (2006)

Siamo nel 2027 e sono anni che non nasce più nessuno. Una roba da paura, ma finchè torni a casa e trovi pronto da mangiare, non ti sconvolge più di tanto. Fatto sta che, in questo mondo di soli maggiorenni, la vita va avanti, fino a quando la persona più giovane sulla faccia del pianeta, l’argentino appena diciottenne Diego, non muore di morte violenta. All’improvviso la disperazione: tuti riversati davanti ai teleschermi, a piangere davanti alle immagini del giovine deceduto in una rissa da bar.

Perché il problema è tale solo quando te ne ricordi, o qualcuno te lo ricorda.

Questo non è il futuro. Niente macchine volanti o alieni. E’ la realtà. Se nel 1996 i parti fossero terminati all’improvviso, oggi andrebbe esattamente così. Si reagirebbe con la solita incoerenza con cui si reagisce a tutti i problemi quotidiani.

In Children of Men seguiamo la vicenda di Theo (Clive Owen), anonimo impiegato londinese dalla vita tranquilla, con un passato da attivista politico. Qualche tragico avvenimento e la convinzione che in ogni caso le cose non cambierebbero lo portano a scegliere un’esistenza comoda. All’inizio seguiamo il quotidiano del protagonista, che si muove con naturalezza in un’Inghilterra fatta di gente vacua che ignora i problemi della vita, e che quando non li ignora si limita a dare la colpa a un nemico comune, gli immigrati.

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Hell in a cell della WWE… ah, no…

Vero specchietto per le allodole del governo, gli immigrati sono sì un problema vero (e serio, anche se in un mondo che si dirige a non essere più così sovrappopolato la situazione potrebbe essere in parte da rivalutare) ma che viene trattato in modo altisonante e volutamente sbagliato dallo Stato in modo da fargli raggiungere la prima pagina a discapito dell’ineluttabile infertilità mondiale (per farla breve, il governo punisce chiunque cerchi di dare un lavoro o una casa agli stranieri, senza però impegnarsi per rispedirli a casa ma lasciandoli vagare per le strade in modo che siano problema un problema quotidiano sotto agli occhi di tutti. Scena esplicativa, la sassaiola di sbandati contro i finestrini del mezzo pubblico blindato).

A Theo frega poco e un cavolo di tutto, fino a quando non viene coinvolto (in cambia di pecunia sonante) nella situazione dalla sua ex (Julianne Moore), ora pezzo grosso di un’organizzazione ai limiti del terroristico, che vorrebbe rendere il mondo un posto migliore anche se di fatto è migliore di tutto il resto, tra bombe e lotte intestine che ricordano come i buoni propositi siano spesso rovinati dalle prospettive di potere.

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Mica male l’interpretazione di Michael Caine

Seguiranno situazioni spinose da thriller di quelli belli e scene d’azione che distruggono nella sua semplicità il 99% dei blockbuster, il tutto mentre a schermo viene dipinto un viaggio all’insegna della speranza e dell’incertezza che ti fa capire che poi, quella trama tanto idolatrata del gioco The Last of Us non era proprio tutta farina del sacco degli sviluppatori.

Girato seguendo le convinzioni del regista Cuaròn, l’anno scorso al cinema col successone Gravity, in cui le emozioni dettate dalla immagini a schermo devono avere il sopravvento rispetto ad una trama inutilmente contorta, il film è granitico, veloce e piacevolmente privo di scene in cui Morgan Freeman ti spiega il perché e il per come di tutto quanto.

I frequenti piano sequenza a volte sembrano più dei modi del regista di mostrare quanto ce l’ha lungo, ma alla fine funzionano alla stragrandissima, dando un motivo in più alla pellicola per essere ricordata.

Pippozzo sulla preservazione dell'arte, e subito dopo ti becchi questo, subdolamente

Prima pippozzo sulla preservazione dell’arte, e subito dopo ti becchi questo, subdolamente

In due parole: fantascienza sociale, la migliore. Questo film entra di diritto nella quaterna sacra dei migliori film di fantascienza girati negli ultimi vent’anni assieme a Moon, District 9 e Gattaca. Da guardare, meglio se in lingua originale, tanto dura solo un’oretta e mezza e non vi fanno male agli occhi i sottotitoli, su.

Il collega aveva usato la valida scala degli Steven Tyler per il suo post precedente. Per l’occasione cambio in una scala più prestigiosa.

Voto: 10 Liv Tyler su 10. A voi trovare 10 immagini a piacimento della figlia del padre-padrone degli Aerosmith, che male non fa. E poi di corsa a guardare il film.

L’episodio precedente di Io vi consiglio/vi sconsiglio:

Godzilla (2014)

postato da Herwig Carden Loyd in Io vi consiglio\Io vi sconsiglio,Recensioni - Cinema | 1 Commento

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