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Rock Economy – considerazioni fino a quando non mi sono stufato

La disputa teologica della settimana
torna dopo ben più di una settimana, e vi parla di televisione
-“Era la tua pubblicità, papà?”
-“Non lo so”

Ho rinunciato ormai da tempo a seguire i programmi della tv italiana. Ormai non vado oltre allo sport, oltre a saltuarie visioni del Late Show with David Letterman, saltuarie visto che, la maggior parte delle volte che mi ricordo di sintonizzarmi, Rai 5 cambia dispettosamente l’orario.

Di sicuro da eoni non guardo produzioni italiane trasmesse dalle televisioni nostrane, credo che questo non avvenga dalla fine della serie di Romanzo Criminale.

Nonostante i pochi minuti passati quotidianamente davanti al teleschermo, non ho potuto fare a meno di essere bombardato dalla pubblicità del nuovo show-evento di Celentano. La reclame, lunga e pomposa, si è dimostrata decisamente invadente durante le ultime settimane (oltre ad apparire un’accozzaglia di cose casuali, che la fanno sembrare, come mi ha fatto notare un amico, la pubblicità di Mr. Spazzaneve di un’epica puntata dei Simpson) lasciando presagire il peggio per lo spettacolo vero e proprio.


Se a questo associamo le filippiche dell’Adriano nazionale all’ultimo Festival di Sanremo, in parte condivisibili ma decisamente fuori luogo (comunque, non hanno creato grosso danno: portare la noia in una settimana di noia non crea problemi memorabili) e il pretenzioso titolo della trasmissione, Rock Economy, beh, uno fa bene a temere una mazzata sui denti.

Rock Economy inizia molto male. Una prevedibile filippica filoesistenziale che sfocia vagamente nel populismo da l’inizio alle danze, letta ad alta voce da due anonimi narratori che devono fare a pugni con l’imperfetto mixing, che antepone loro addirittura il suono dell’elicottero da cui provengono le riprese introduttive. Prima che il discorso finisca, il narratore viene sfumato per dar spazio alla musica e all’ingresso di Celentano, che attacca prevedibilmente con Svalutation. Il Molleggiato è in forma e la canzone ben si adatta alla situazione, oltre ad avere un discreto riff di chitarra elettrica. Segue un po’ di immancabile rock and roll anni ’50, prima di un clamoroso errore nella canzone successiva, che l’orchestra deve ricominciare dall’inizio perché Celentano manca l’attacco. Tutto si risolve con nochalance e va bene così. Celentano si dimostra più sereno del solito.

Piaccia o non piaccia (a me non ha mai detto nulla di che), si differenzia dagli altri cantanti di musica leggera suoi contemporanei per l’indiscutibile star power che emana. Morandi, e le brutte copie Little Tony e Bobby Solo, possono solo sognare lo stesso spessore.

Segue qualche battuta e qualche pausa, prima di una prevedibilissima discussione sull’economia con tre economisti: concetti abbastanza interessanti ma eccessivamente semplificati e che a tratti sfociano ancora nel populismo un po’ spicciolo, tuttvia niente di eccessivo (eccessivo è invece il punto finale che fa Celentano), di questi tempi certe discussioni e certe idee vengono abbastanza naturali. Fosse per me, durante un discorso del genere, manderei in filodiffusione l’intero album Kill’Em All dei Metallica per dare un segnale lampante, altrochè.

Il tutto viene interrotto da Morandi che inizia a duettare con il padrone di casa, non perdendo tempo per fare ripetute allusioni sulla noia provata dal pubblico per la discussione a sfondo economico.

A questo punto siamo a oltre due ore di show (che sembra dirigersi su binari all’insegna della tranquillità, salvo sorprese) e mi sento abbastanza provato. In definitiva una serata di intrattenimento puro, tutto sommato ben orchestrata, risibili rispetto al pretenzioso titolo i momenti riflessivi (non pesano sull’ascolto, ma neanche mordono).

Da segnalare un potente bestemmione partito dalla platea durante una delle consuete pause di Celentano, così come un rintronato che ha preso il microfono a Morandi per urlare ad Adriano “SONO VENT’ANNI CHE VOLEVO VEDERTI!!!!”, prima di essere abbattuto con colpevole ritardo dalla security.

In definitiva, pensavo molto peggio.

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postato da Herwig Carden Loyd in La disputa teologica della settimana (rubrica di intrattenimento) | Nessun commento
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