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The Grand Budapest Hotel (Io vi s… consiglio)

The Grand Budapest Hotel

The Grand Budapest Hotel

The Grand Budapest Hotel non è un film per tutti. Ma proprio per niente.

In questa rubrica da poco iniziata abbiamo avuto, per il momento, solo giudizi finali “positivi”. Questo è, e probabilmente rimarrà, il primo caso di pareggio.

Ma procediamo con calma.

The Grand Budapest Hotel è un film di Wes Anderson (che ricordo ancora, non benissimo, per i Tenenbaum) del 2014 dal cast alquanto stellare. Lunga è infatti la sequela di star che pare abbiamo fatto la fila per apparire nel film: Bill Murray, Edward Norton, Jeff Goldblum, Willem Dafoe, Tilda Swinton, Adrien Brody, Owen Wilson, Jude Law… e sicuramente sto tralasciando qualcuno. Purtroppo, molte di queste apparizioni sembrano soffrire della sindrome de “La sottile linea rossa”, risultando sostanzialmente dei camei.

L'insignificante cast

L’insignificante cast (clicca per ingrandire)

Tutte queste stelle vengono oscurate dalla prova di Ralph Fiennes, splendido interprete del protagonista, Mounsieur Gustave, vulcanico uomo a capo (ma non, particolare importante, proprietario) dell’albergo che dà il nome al film.

Gustave è un professionista totalmente devoto ad un solo obiettivo: rendere felici gli avventori dell’hotel. Fatto sta che la clientela è composta prettamente da ricche quanto attempate donne di buona famiglia, e le “attenzioni” continue del protagonista lo porteranno a diventare beneficiario di un ricco testamento quando una delle ospiti più assidue muore in circostanze non chiare.

Qui parte la vicenda traino del film, che, tra intrighi e gag più o meno riuscite, si sviluppa raccontato in modo decisamente onirico. L’eclettico Anderson non perde l’occasione di fare qualcosa di particolare: abbiamo una narrazione doppia, di fatto. La storia è in realtà un libro, letto da una ragazzina in un freddo pomeriggio imbiancato dalla neve.

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Edward Norton ha i baffi. Ralph Fiennes pure.

Nel romanzo abbiamo una narrazione in prima persona, dove uno degli ospiti (Jude Law) dell’hotel, tanti anni dopo l’epopea di Gustave ha modo di chiacchierare con l’attempato proprietario della struttura. A questo punto la storia è narrata da questo Zero, il proprietario, che ai tempi dei fatti fu assistente di Monsieur Gustave. Novello Watson, Zero ci narrerà tutta la vicenda, interrotto sporadicamente dalle osservazioni e dalle domande del personaggio di Jude Law.

Il regista decide di staccare visivamente i vari “livelli” di narrazione in modo netto: il presente ha un taglio realistico, pulito e tradizionale. Mentre i fatti di Gustave sono presentati in un formato visivo “antiquato” e ridotto, una sorta di 4:3 che lascerà gran parte dello schermo tristemente nero. Scelta coraggiosa e brillante quanto vuoi (che poi, il perché esatto non saprei dirlo), fatto sta che il 90% del film è in questo rapporto di forma inconsueto e questa scelta porterà a non farvi notare molti particolari delle scene, costrette in uno spazio visivo così ridotto. Oltre al dare la sensazione di aver beccato per sbaglio le repliche di Supercar.

"Bande nere. Bande nere dappertutto"

“Bande nere. Bande nere dappertutto”

Anderson, come spesso fa, non perde occasione per “tirarsela”, e il suo estro creativo non va necessariamente a beneficio del film, a mio avviso. Ma perlomeno fornisce alla pellicola un tratto distintivo memorabile, questo gli va concesso.

Quindi è un film da consigliare, o no? Mettiamola così:

Grand Budapest Hotel è come quando finalmente incontri una ragazza che ha veri interessi nell’arte, nel cinema e nella letteratura. Poi, però, hai modo di parlarci per qualche tempo e capisci che forse questo interesse è più votato all’apparire intelligente e un po’ snob piuttosto che ad una sincera passione. Le piace leggere, ma sul suo comodino trova spazio solo e soltanto Dostoevskij. Perché il resto non è abbastanza difficile e complicato e lo leggono già le sue compagne di scienze della comunicazione o beni culturali.

Quindi, se ti sei stufato delle sciaquette insapori che appestano la nostra società moderna, potresti essere disposto a chiudere un occhio sull’artificiosità e sul “voglio tirarmela” di certi suoi aspetti e ad uscire con questa ragazza. In caso contrario, potrebbe starti pesantemente sulle scatole e annoiarti a morte.

"Sono il signor Ludwig, risolvo problemi"

“Sono il signor Ludwig, risolvo problemi”

Se avete pazienza, apertura mentale e magari vi sono piaciuti Moonrise Kingdom e I Tenembaum, preparatevi ad un’ora e mezza piacevole. Altrimenti, via di birra con gli amici.

Voto: 7.5 ragazze hipster su 10 (con un forbice di più/meno 2 voti in base ai gusti personali). Cercatevele su Instagram.

P.S.: agli Oscar potrebbe fare il botto. Io ve l’ho detto.

Previously, on this rubrica:

28 giorni dopo

Children of men

-Godzilla (2014)

postato da Herwig Carden Loyd in Io vi consiglio\Io vi sconsiglio,Recensioni - Cinema | 1 Commento

1 commento

  1. […] parlato di Wes Anderson e del suo particolare ultimo film. Questa volta invece passiamo ad un’opera del più quotato della trinità contemporanea degli […]

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